Sempre pił spesso, nel tempo,nasce dentro un bisogno improvviso,
acre, di solitudine vaga e penetrante,  solo con il dolore e l'amarezza,
ci si  affoga senza ribellarsi in gorghi di rimpianto.
Nulla riesce a scrollare questa apatia dolorosa.
Assenti,  si rimane ad aspettare
qualche cosa che non si sa, qualche cosa che sia per sempre
la fine di tutto, qualche cosa che non si ha il coraggio,
di chiamare apatia.
E sono lunghe ore, sfibranti, prigionieri nel silenzio
vivendo di questa disperazione sperando una fine completa
al di lą di ogni parola che cancelli per sempre dal mondo
da questo mondo che non si riesce ad amare,
da ogni pensiero di altri, da ogni ricordo, da ogni speranza.
Come se non si fosse mai nati.
Esser diversi, sapere dare pił
se si avesse qualche cosa da dare!
Dolore e disperazione, chiudono
in un cerchio senza uscita, e in questa atmosfera rarefatta 
si rimane soli  su cui scaricare la malinconia
che si accumula nel cuore.
Giorni scuri, che  sembrano senza fine
nel mondo uguale ogni giorno
pieni di pace, solite cose, atmosfera pesante
in cui tutto si trasfigura in visioni amare,
e non si saprą mai dire ad alcuno,
che nella morte si sovrappone,
ad ogni immagine di vita.
Poi di colpo tutto svanisce,
apparentemente senza ragione, le amarezze, il dolore
sono di nuovo  sopportabili
ma permane viva la dura stanchezza
e chissą che prima o poi tutto finisca, per sempre
in un lungo riposo.

                                                     

    Marisa    

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